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lunedì 28 novembre 2016

Filobus sull'80? Forse non ce n'è bisogno...

A cura di Andrea D'Emidio

Domenica 20 novembre l’assessore alla città in movimento Linda Meleo è stata ospite della trasmissione “L’Arena” su Rai1. Durante uno dei suoi interventi ha citato i famosi filobus della Laurentina, mezzi che avrebbero dovuto iniziare a circolare già da svariati anni sul Corridoio della Mobilità Laurentina - Tor Pagnotta - Trigoria, ma che ora giacciono inutilizzati nella rimessa Tor Pagnotta, al ridosso del GRA. La proposta dell’assessore, già avanzata mesi fa da questo blog, consiste “nell’impiego di questi nuovi filobus sulle linee della Nomentana 60,80,90”.

Ci fa riflettere il fatto che la Meleo voglia impiegare i nuovi filobus, a differenza delle precedenti affermazioni, anche sulla linea 80 che, a meno di un prolungamento del bifilare sul tracciato della medesima linea, sarebbero alimentati attraverso la rete aerea solo per meno di un chilometro di tracciato, nel tratto compreso tra piazza Vimercati e via di Valle Melaina. Perciò per la parte restante della linea, sia in direzione Porta di Roma che verso piazza Venezia, i filobus dovrebbero viaggiare ad alimentazione diesel. Pertanto, sembra che l’assessore abbia fatto un po’ di confusione tra i 45 filobus della Laurentina e i nuovi 20 bus snodati che dovrebbero entrare a breve in circolazione nelle strade della capitale.
Si scatenano i commenti su twitter a seguito delle affermazioni dell’assessore ed interviene il presidente della Commissione Mobilità Enrico Stefàno, dicendo che infatti verrà rivista parte del percorso della linea 80. La linea 80 express è una linea molto frequentata che man mano che si avvicina alla periferia perde le caratteristiche da linea express per permettere a tutti i residenti della zona Porta di Roma e limitrofe di raggiungere con più facilità il centro. Il servizio di questa linea è però al momento insufficiente rispetto alla domanda, anche prevedendo partenze ipotetiche ogni 6/7 minuti sia nelle ore di punta mattutine che pomeridiane, che nella realtà arrivano a corse ogni 10 se non 15 minuti a causa della carenza di vetture. Data questa frequenza, risulta che i bus sono già strapieni a 5/6 fermate dalla stazione della Metro B Jonio.
A mio avviso le problematiche legate a questa linea sono principalmente:
  • L’inadeguatezza delle vetture utilizzate con l’attuale frequenza.
  • La mancanza di corsie preferenziali e la loro protezione in alcuni punti molto trafficati come viale Tirreno e viale Libia.
  • La lunghezza del tracciato: infatti il percorso della linea 80 è troppo lungo e spesso succede che più vetture arrivino accodate.

Con l’attuale utilizzo di vetture da 12 metri e con una frequenza di un bus ogni 10 minuti in ora di
punta non si soddisfa la domanda. Quindi, le soluzioni sono principalmente due: si aumenta la frequenza nelle ore di punta o si impiegano vetture da 18 metri.
Per diminuire i tempi di percorrenza della linea inoltre, bisognerebbe realizzare una corsia preferenziale su viale Tirreno e andrebbero protette con cordoli le preferenziali di viale Libia e viale Eritrea.

Invece, per risolvere il problema della lunghezza del tracciato e del traffico in centro, soprattutto a piazza Venezia, via del Corso, via del Tritone, si potrebbe istituire la linea 80 express-circolare. Le vetture, una volta arrivate a piazza Fiume, proseguirebbero su via Piave, via XX Settembre (fermata), via Bissolati, via San Basilio, via Veneto (fermata accanto ingresso Metro A), via Boncompagni (fermata), via Calabria, piazza Fiume, indi normale itinerario. Questo tracciato consentirebbe di risparmiare sul tempo di percorrenza della linea, poiché spesso i bus per percorrere il tragitto da piazza Venezia a via Boncompagni impiegano più di 20 minuti. Coloro che devono raggiungere piazza Venezia possono prendere la linea 60, mentre chi deve andare verso piazza S. Silvestro può prendere una qualsiasi linea come 53, 63 o 83. Ciò permetterà anche l’impiego di vetture da 18 metri che altrimenti potrebbero trovare difficoltà su corso d’Italia, via Romagna e al capolinea di piazza Venezia.

martedì 22 novembre 2016

Come cambierà la Metro C?

L’epopea della metro C ha segnato in questi giorni una nuova tappa, forse l’ultima, perché sembra che la giunta Raggi abbia intenzione di rinunciare ai finanziamenti governativi per prolungare la linea.
“Il finanziamento governativo per arrivare a Piazza Venezia? «No grazie, non ci serve. Scendiamo al Colosseo». Avrebbe risposto più o meno così Linda Meleo, assessore capitolino alla Mobilità, di fronte ai rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti che avevano convocato il Comune e Roma Metropolitane per ragionare sulla prosecuzione della linea C. L'esponente della Giunta grillina si sarebbe quindi fatta portavoce di Virginia Raggi, che già in Assemblea Capitolina nelle scorse settimane aveva dichiarato la volontà politica di portare avanti la realizzazione della terza linea del metrò - oggi aperta da Pantano a Lodi - solo per la parte già finanziata, quindi fino alla fermata Colosseo/Fori Imperiali.”
Fonte: IlTempo
Un po’ di storia
Come è noto, le grandi disavventure della linea C sono incominciate da 15 aprile 2013 quando, con l’apertura del cantiere della tratta T3 San Giovanni-Fori Imperiali, il CIPE ratificò l’insufficienza dei fondi per proseguire la metropolitana fino al capolinea della “tratta fondamentale” a piazzale Clodio. I successivi ritardi dell’apertura spinsero la nuova giunta Marino a firmare un nuovo atto attuativo con il consorzio costruttore Metro C SpA con il quale “se non ci fossero stati entro il 31 dicembre 2016 i soldi per proseguire la metropolitana, le parti avrebbero potuto rescindere il contratto senza penali”.
Successivamente con la legge 93/2013, più comunemente conosciuta come “decreto del fare”, la sub-tratta Fori Imperiali-Colosseo fu finanziata dallo Stato con 375 milioni di euro a patto di rispettare alcune precondizioni, come l’apertura della linea Pantano-Centocelle entro lo stesso anno. Le successive modificazioni del DL hanno cautelato il finanziamento, estendendolo anche a un possibile progetto della stazione Venezia come passante anziché capolinea, fissando la cifra a poco sotto i 200 milioni. Il successivo precipitare degli eventi politici e la successiva gestione commissariale hanno rinviato qualsiasi decisione in merito alla metro verde alla nuova giunta capitolina.

I grillini in Campidoglio
Fin dall’insediamento della giunta Marino, i quattro consiglieri cinque stelle eletti (Raggi, De Vito, Frongia, Stefàno) hanno manifestato grossi dubbi sull’andamento della gestione del contratto con Metro C SpA e sul contenimento dei costi dell’opera. Se da una parte questi interrogativi appaiono ancora oggi largamente condivisibili, dall’altra parte hanno contribuito a costruire un’immagine di un movimento politico ideologicamente avverso alle grande opere perché considerate in ogni caso come fonti di sperpero di denaro pubblico.  Sullo stesso blog di Beppe Grillo si legge tra i progetti bocciati dalla maggioranza dell’era Marino lo “stop Metro C nelle tratte San Giovanni-Colosseo e Colosseo - p.zza Venezia”.

Ed ora?
La presunta rinuncia al finanziamento statale apre indubbiamente tanti scenari possibili per la linea verde. Da una parte è possibile che la giunta cinque stelle, in linea con le proprie idee di 3 anni fa, stia realmente cercando di arrestare la terza metropolitana di Roma sotto il suo monumento simbolo, il Colosseo. Dall’altra parte si può presumere, ed è quello che auspichiamo, che l’assessore stia rinunciando ai finanziamenti statali, che attualmente sono legati al progetto con Metro C SpA, per gettare le basi necessarie alla rescissione del contratto con l’attuale consorzio. Non fermare quindi la linea e interrompere i cantieri, bensì indire una nuova gara che, a costi più bassi, porti alla realizzazione della metropolitana con tutte le sue fermate.

Ipotesi di tracciato con biforcazione verso Corviale,
come annunciato qualche giorno fa dall'assesore Berdini

giovedì 17 novembre 2016

Roma-Giardinetti in Commissione Mobilità

In data 3 novembre 2016 si è svolta una commissione mobilità con oggetto la ferrovia Roma-Giardinetti di via Casilina. I dati parlano chiaro: la riapertura serve, aumenta il flusso di passeggeri sui mezzi pubblici e predispone il rilancio della tratta per l'università di Tor Vergata. Cosa aspetta il Comune a riaprire il "trenino"?